Anime dissolte. Odisseo, Tiresia ed altri demoni di periferia

Tra mito e realtà, con personaggi attuali che si alternano a personaggi mitologici in un continuo sovrapporsi.

Tre episodi, una serie di storie complesse, tragiche, da cui mi è sembrato di trarre una conclusione: chi nasce in certi ambienti e in certe situazioni è come se avesse una vita segnata, decisa già in partenza. Una vita in genere problematica quando non drammatica e tragica.

La scuola fa a volte da sfondo a tutto questo, e la sensazione che viene fuori dalla lettura è che proprio la scuola sembra l’unica istituzione che almeno cerca di avvicinarsi, di aiutare, di porgere una mano, a fronte dell’assenza praticamente totale delle altre istituzioni, il che inevitabilmente lascia le persone in balia di una delinquenza spietata, ma soprattutto di un modo di ragionare, di vivere, di impostare la propria vita, che è il contrario di ciò che la scuola cerca di trasmettere (cultura, autonomia, legalità, libertà), restando però troppo spesso sola.

Insomma, un viaggio ai confini dell’inferno; un inferno che ci è molto vicino, ma cui ormai sembra abbiamo fatto l’abitudine.

È vero, tutti noi, chi più chi meno, siamo un po’ colpevoli … è anche vero che da qualche parte ci sono delle mancanze gravi, che le persone comuni possono contrastare fino a un certo punto, ma questa non è una giustificazione per nessuno …

Mi viene in mente la leggenda africana che narra del colibrì che goccia a goccia cercava di spegnere l’incendio e a chi lo derideva perché con le sue gocce aveva poche speranze, rispose: io faccio la mia parte.

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