Il Vangelo di un utopista

… un libro non semplicissimo …

da leggere e da rileggere, eventualmente, come è suggerito anche nella prefazione. Eppure sembra così ovvio quello che c’è scritto.
Un’unica famiglia umana.
La pace.
L’utopia (intesa come cammino, non come sogno di ciò che non arriverà mai)
La Costituzione.
Insomma, il richiamo a quei valori, a quel modo di vivere, che dovrebbero essere così naturali per tutti noi.
E che non lo sono. Una società che corre sperando che sia possibile crescere per sempre, e intanto colleziona debiti su debiti.
Un modello di sviluppo non sostenibile. La necessità di rivedere i criteri basilari su cui impostare i propri valori. La constatazione che in effetti è già tutto scritto; i Vangeli, per chi è credente, la Costituzione, come patto tra di noi, che regola il nostro stare insieme.
Politica ormai distante anni luce dalla società reale; Chiesa ormai distante anni luce dal suo fondatore; un mondo in cui l’occidente non si rende conto di non poter essere più così prepotente, di non poter più utilizzare praticamente tutte le risorse del pianeta lasciando le briciole agli altri.
Un prete, infine, che non presenta la sua Chiesa come soluzione o come modello da seguire, ma anzi quando ne parla è per evidenziarne gli aspetti non consoni, la lontananza da quella sobrietà che sarebbe davvero il caso di tenere.
Un invito a vivere di cose essenziali, a curare la spiritualità, a rallentare… per non andare a sbattere….

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