Tsundoku: l’arte di collezionare libri senza leggerli tutti

Ho scoperto da poco di essere affetto da tsundoku. Lo tsundoku (積ん読) è un termine giapponese che descrive l’abitudine di acquistare libri e accumularli senza leggerli. La parola combina “tsunde” (impilare) e “dokusho” (lettura), catturando perfettamente questa contraddizione tra l’amore per i libri e la mancanza di tempo per leggerli tutti.

La psicologia dietro lo tsundoku è sorprendentemente complessa:

  • Ottimismo temporale: Acquistiamo libri credendo sinceramente che avremo tempo in futuro, sopravvalutando quanto saremo liberi domani.
  • Piacere dell’acquisto: L’atto stesso di comprare un libro attiva i circuiti della dopamina nel cervello, creando soddisfazione immediata.
  • Identità culturale: I libri che scegliamo riflettono chi siamo o chi aspiriamo a essere. Una biblioteca personale è una forma di autorappresentazione.
  • L’antibiblioteca: Come suggerito da Umberto Eco, che ne possedeva un’infinità, molti dei quali non letti, i libri non letti sono più preziosi di quelli già letti, rappresentando potenziale conoscenza ancora da scoprire.

Lo tsundoku non è solo un’abitudine curiosa, ma una filosofia che riflette l’eterna tensione tra le nostre aspirazioni e il tempo limitato. Le nostre pile di libri non letti ci ricordano gentilmente quanto sia prezioso il nostro tempo e quanto vaste siano le possibilità della conoscenza.
La vera arte non sta forse nel leggere tutti i libri che possediamo – impresa probabilmente impossibile – ma nel convivere serenamente con essi, godendo della loro presenza e della promessa che rappresentano.

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